LE INVASIONI DEI PIRATI

I SARACENI

Sin dal VI secolo dopo Cristo, i Saraceni (popolazioni nomadi di origine araba) avevano effettuato azioni piratesche sulle coste dell' Italia Meridionale. Il sistema era sempre lo stesso: arrivavano all'improvviso, specie di notte, soffocando nel sangue ogni eventuale resistenza, rapinando derrate, bestiame, prodotti della terra; ma soprattutto caricavano le navi di uomini donne e bambini, prelevando quelli più sani e robusti, per poi venderli come schiavi sui vari mercati africani.

Quando arrivavano nell'isola d'Ischia, sbarcavano sopratutto a Forio. Uno dei fatti storici più eclatanti avvenne nell'anno 812. Una flotta di cira quaranta navi Saracene, dopo aver saccheggiato diverse città e centri abitati delle coste Siciliane, si fermò a Ponza, depredando e uccidendo anche i frati benedettini che vi soggiornavano. Successivamente agli inizi di agosto, i Saraceni sbarcarono di notte sulla spiaggia di Citara ed occuparono l'isola d'Ischia, tenendola nel terrore e sotto il loro controllo fino alla fine dell'estate. Si nutrirono del bestiame che era una delle maggiori risorse dell'isola e dopo aver stroncato ogni forma di resistenza riempirono le navi di uomini, donne e bambini, che furono poi venduti ad Algeri o Tunisi. Il fatto fece tanto scalpore all'epoca, che il Papa Leone III, il 7 settembre 812, scrisse un'accorata lettera all'Imperatore Carlo Magno, chiedendo aiuto a favore delle popolazioni indifese ischitane.

Le invasioni dei Saraceni proseguirono fino al 1500 circa.

 

I Pirati Turchi e Nord-africani

Altri pirati provenienti sia dalla Turchia che dal Nord-Africa continuarono a saccheggiare le coste e le isole dell'Italia meridionale fino al 1830. Essendo di pelle scura furono chiamati erroneamente e senza distinzione Saraceni.

Un'altro episodio terribile, relativamente più recente avvenne il 22 giugno 1544, Adriano Barbarossa (Kiair Eddin o Kai reddin), nativo dell'isola di Lesbo e Governatore di Tunisi, conun'ingente flotta, equipaggiata con circa 14.000 uomini, fece una tale strage che Forio rimase per molto tempo spopolata, Barbarossa arrivò il 22 giugno nascondendo le navi dietro l'isola di Ventotene, in attesa della notte fonda. Poi si avvicinò silenziosamente all'isola d'Ischia radunando le circa 150 barche davanti alla Scannella (Panza). Gli aggressori sbarcarono contemporaneamente in più punti: sulla spiaggia di Citara, su quella dei Maronti ed in altri punti intermedi, sorprendendo gli sfortunati ischitani nel sonno. Fu una delle più orrende stragi avvenute sull'isola. E' stato calcolato che furono presi prigionieri tra le 2500 e le 4000 persone che furono poi vendute nei mercati del Nord-Africa. E' da rilevare che per il problema di vaste dimensioni che colpi l'intero meridione furono costituiti due ordini religiosi per il riscatto degli schiavi i Trinitari ed i Mercedari.

 

"Anno domini 1544 a dì 25 de junio in Sessa ce fo nova che la armata del Turcho de Barbarosso Capitanio de dicta armata havea abrusciata Proceda et un Casale de Ischia; quale haveano fatto presuni certi cristiani in su l'armata, et de poi andò la dicta armata per dare ad Pocczuli per pigliarla, et non possette fare niente, perchè el S.r. Vicerè Marchese de Villafranca cavalcò in persona con circha dudici mila personi et cavalli bene in ordine ad soccorrere dicta Pocczuli, et la dicta armata se allargò in mare, et da poi se messe allo porto de Baya et pigliò lo Castello de baya, et là demorò circha tre giorni, et de poi se partio a la volta de la Sicilia et Calabria; et la nostra armata che era a lo molo de Napoli, che erano circa trenta galere, li andavano alla coda, vedenno dove smontava la dicta armata, che quando passo per la marina de Sessa che dicti Sessani stavano con tanto tremore et pagura che tenevano grande guardie de cavalli alla marina, et tutte le terre de marina stectero con grande pagura, che certo tucta italia stava con tremore de dicta armata, et quasi durò un anno intramente stecte ad tolone de Franzia la dicta armata, et li bassielli de dicta armata foro stimati che fossero circa cento octanta inter piczioli et grandi."       (Cronaca di Gaspare Fuscolillo)

( FONTE: Nino d'Ambra - Centro di Ricerche Storiche d'Ambra )

 

 

LE  TORRI

Durante questi secoli di paura, a cominciare dal 1300, i foriani innalzarono 14 torri per difendersi dagli spietati aggressori che venivano dal mare.


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